Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano




mercoledì 28 marzo 2012

Intervista: Fabrizio Cocco - Editor Longanesi

Gentile Fabrizio, innanzitutto benvenuto su “Il Giallista”, e grazie per aver accettato di essere nostro ospite!
Fabrizio Cocco, editor Longanesi editore, ha curato numerosi autori di best seller, tra cui Carlo A. Martigli e Donato Carrisi. Iniziando con l’intervista, siamo curiosi di sapere cosa suggerisce al tuo “fiuto” di trovarsi dinnanzi ad un futuro best seller. Che ruolo ha l’istinto nella tua professione?
L’istinto ha un grosso ruolo, nella fase di scouting soprattutto, ma è importante anche nella comunicazione successiva. Ma di certo non basta a fare di un libro un best-seller! Prima di tutto perché l’incrocio con i gusti del pubblico non risponde a una legge matematica, non c’è, per esempio, una corrispondenza biunivoca tra pressione comunicazionale e vendite, nel mercato dei libri. E con questo intendo dire che, contrariamente a quanto spesso si sente vociare, i best seller non sono prodotti massificati dall’alto e ‘imposti’ a un pubblico immaturo e ondivago. Chi vede bestseller in classifica e parla di declino degli scrittori e del pubblico esprime una posizione che, a mio parere, è in fondo estremamente offensiva e irrispettosa nei confronti del pubblico stesso. Il pubblico dei lettori invece va sempre rispettato, così come le scelte che compie, anche quando per gusto o formazione personale non si condividono, perché il libro non è mai un prodotto qualsiasi. In secondo luogo, i best-seller, ma in realtà ogni libro, sono frutto del lavoro di un gruppo di persone che affianca l’autore per permettere alla sua opera di raggiungere tutto il pubblico potenziale possibile.

2) In che modo un editor si appresta a leggere un manoscritto?
Con estrema curiosità! Le prime pagine sono sempre l’ingresso in un mondo nuovo, e ogni volta ho la curiosità di scoprire come sarà questo mondo, chi lo abita e soprattutto che cosa succede.

3) Qual è il primo best seller che hai curato?
Ero da poco in Longanesi quando Stefano Mauri ha scoperto Donato Carrisi e ha deciso di affidarlo alla Longanesi, e di incaricarmi di seguire l’autore e l’editing. Il più bel regalo professionale che ho ricevuto da quando lavoro qui.

4) Qual è la fase più entusiasmante del tuo lavoro?
E’ il momento in cui, dopo poche pagine di lettura, ti accorgi che stai dimenticando tutto ciò che ti circonda, che non senti il telefono che squilla, i colleghi che ti chiamano, ti dimentichi le riunioni… E tutto perché quel ‘mondo’ di cui parlavo mi ha conquistato.

5) Trovandoti costantemente sommerso di libri, ce n’è uno in particolare che leggi quando vuoi rilassarti?
Sì. Da qualche anno rileggo sempre lo stesso libro, un anno in traduzione italiana e l’anno dopo in inglese. Visto che però questo è un blog di gialli e thriller, non vi rivelerò il titolo, vi do solo qualche indizio… Le prime parole sono “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” e le ultime parole sono “Questa non è un’uscita”. Un bel ‘no prize’ virtuale a chi indovina senza cercare su Google!

6) Solitamente si legge per evadere dalla realtà. Essere un editor ti ha “rubato” un po’ la magia della lettura, come momento rilassante dopo una giornata di lavoro?
In parte sì, ma per fortuna solo in parte. Mi capita di leggere un romanzo per puro piacere mio e di scoprirmi fermo su una frase a pensare “io non l’avrei tradotta così” o “questa scena andava gestita diversamente”… Ma avendo anche altri interessi, quando posso li coltivo e questo mi aiuta a ‘disintossicarmi’ dall’editor dentro di me e tornare a essere un lettore.

7) Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriere di romanziere?
Consiglierei la stessa cosa che consiglia sempre Carlo Martigli, perché la trovo tanto semplice quanto geniale. E cioè, consiglierei di essere eretici, e soprattutto di leggere, leggere, leggere, perché leggere rende liberi.

8) “Il Giallista” è uno spazio dedicato al mondo del mistery, e segue costantemente le uscite di questo genere letterario. Qual è la tendenza del giallo in Italia in questo momento?
Estenderei il concetto di giallo e parlerei di crime fiction in generale, per risponderti che non c’è una tendenza. Il crime è ormai una struttura formale che trascende l’oggetto del narrare. Un esempio? I romanzi di Stieg Larsson, che utilizzano una struttura crime per disvelare aspetti oscuri della società svedese. E del resto basta guardare la produzione Longanesi per cogliere le sfaccettature della crime fiction. Elizabeth George scrive gialli di grande successo, gialli all’inglese con una rara capacità di approfondimento psicologico. Un approccio ben diverso hanno i romanzi dell’autore di thriller più venduto al mondo, James Patterson: thriller plot-driven, coinvolgenti, serrati, veloci. Donato Carrisi è, a mio parere, insuperabile per la genialità della struttura che conferisce ai suoi romanzi, un maestro dei colpi di scena. E Alessia Gazzola invece ha saputo creare un mix assolutamente inedito in Italia, una commistione tra giallo medico-legale e commedia romantica di rara freschezza, sorretto da una scrittura di grande qualità. Come vedi, il crime è un mondo assolutamente variegato!

9) Ti ringraziamo per la disponibilità, e terminiamo con una domanda che avremmo dovuto farti all’inizio, ma che, invece, abbiamo preferito lasciare per il finale: Chi è Fabrizio Cocco?
Be’, su questo cambio idea ogni giorno ;-) Però… direi questo: sono un quarantaduenne mezzo sardo e mezzo veneto, amo i legni stagionati con cui costruisco le mie chitarre, sono da sempre appassionato di comunicazione e sono estremamente contento del mio percorso professionale e di ogni passo che mi ha portato alla fine a fare questo mestiere.

Grazie ancora al nostro ospite Fabrizio Cocco, e a Tommaso Gobbi (ufficio stampa Longanesi)
Marco Tiano

4 commenti:

  1. Divina commedia... senza Google ;-) Complimenti per l'intervista! Belle domande e interessanti risposte.

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  2. Ma se non sbaglio queste frasi sono sia nella divina commedia... che in american psycho...
    Serena

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  3. quello che dici mi fa venir voglia di chiederi che ne pens(av)i di the da vinci code.

    Perché praticamente tutti dicevamo che era un romanzo mediocre.

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