Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano





mercoledì 16 novembre 2011

La casa dei sette cadaveri - Jefferson Farjeon - Polillo editore

La casa dei sette cadaveri, scritto nel 1939 da Jefferson Farjeon, è il Bassotto 101 della Polillo editore. Si tratta di un romanzo quasi inedito in Italia, in quanto fu pubblicato per la prima (e unica volta) solo negli anni '50.
Già dal titolo, il libro appare intrigante e attira l'attenzione del lettore. La storia non è originalissima, ma il modo in cui è raccontata e scritta, rende la lettura piacevole e, soprattutto, scorrevole. Come nei gialli classici, anche qui troviamo l'investigatore dilettante che affianca le indagini della polizia, questa volta nelle vesti di un giornalista freelance Thomas Halzendean.
Anche l'inizio della storia è suggestivo e mette subito in moto la fantasia e la curiosità del lettore. Il libro, infatti, inizia con un ladruncolo affamato, Ted Lyte, che si aggira per una spiaggia dell'Essex quando all'improvviso si imbatte in una villa vuota. Naturalmente non ci pensa due volte a sfruttare l'occasione, e si introduce nella casa attraverso una finestra aperta sul retro. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando non giunge nel salotto, dove una sorpresa lo attende, anzi, sette! Disposti in posizioni diverse (chi per terra, chi in poltrona...), infatti, lo attendono sette cadaveri.
Da questo momento in poi, inizieranno parallele le indagini della polizia e di Halzendean, che porteranno i protagonisti su entrambe le sponde della Manica. Questa fase del romanzo non è caratterizzata da azione o colpi scena, ma tutto scorre fluido e senza particolare suspense. La parte migliore di questo giallo è sicuramente il finale, che sorprende il lettore e che è caratterizzato anche da un finale drammatico, dall'impronta cinematografica.
In conclusione, La casa dei sette cadaveri è una buona lettura, dal piacevole sapore d'altri tempi.
Consigliato!

Jefferson Farjeon
LA CASA DEI SETTE CADAVERI
“I bassotti” n. 101
Pagine: 288
Prezzo: € 13,90
ISBN: 978-88-8154-380-9
Traduzione di Dario Pratesi

Il libro:
Ted Lyte è un ladruncolo molto sfortunato. Abituato a sbarcare il lunario con piccoli furti e borseggi, per una volta ha deciso di puntare in alto e di introdursi in una villa sulla costa dell’Essex. Ma lo spettacolo che si trova davanti è così spaventoso che per poco non impazzisce: sette persone – sei uomini e una donna – giacciono privi di vita nel salotto dell’abitazione. Ted fugge a gambe levate, ma viene subito acciuffato da Thomas Hazeldean, un giornalista freelance appena approdato nei paraggi con il suo amato yacht. L’ispettore Kendall, accompagnato sul posto dallo stesso Hazeldean, trova un biglietto che lascerebbe pensare a un suicidio collettivo: una soluzione fin troppo facile per il numero di interrogativi che il caso solleva. Chi erano costoro? Da dove venivano? E, soprattutto, perché si erano riuniti lì? Forse i due abitanti della casa, un certo Fenner e la sua giovane nipote Dora, potrebbero gettare un po’ di luce sulla vicenda, ma a quanto pare sono partiti in tutta fretta verso una destinazione ignota. E più il salotto viene esaminato più particolari curiosi emergono: un ritratto a olio trapassato da una pallottola, una misteriosa palla da cricket appoggiata sopra un vaso da fiori, un indecifrabile indirizzo scritto in punto di morte da uno dei presunti suicidi… Un mystery del 1939 finora inedito in Italia che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

L’autore
[Joseph] Jefferson Farjeon (1883-1955) nacque a Londra in una famiglia di artisti. Il padre era un noto romanziere e commediografo, il nonno materno un famoso attore americano e i tre fratelli si sarebbero ben presto affermati nel campo della letteratura per bambini, del teatro e della musica. Dopo aver lavorato per una decina d’anni per una casa editrice specializzata in riviste umoristiche, nel 1924 Farjeon pubblicò il suo primo mystery, The Master Criminal, dopodiché si dedicò a tempo pieno alla scrittura. Autore estremamente prolifico, in una trentina d’anni scrisse circa ottanta romanzi, in prevalenza gialli, un’incredibile quantità di racconti, nonché alcune sceneggiature cinematografiche tra cui quella per Number Seventeen – un film diretto da Alfred Hitchcock nel 1932 – che si basava su una pièce da lui scritta nel 1926. Elogiato dalla critica per la sua capacità di ideare trame ingegnose e personaggi intriganti e per il suo stile pulito e scorrevole, Jefferson Farjeon fu uno degli scrittori preferiti da Dorothy L. Sayers. Tra i titoli più noti ricordiamo The Fancy Dress Ball (1934), Mystery in White (1937, Sotto la neve – I bassotti n. 61), Seven Dead (1939, La casa dei sette cadaveri) e Death in the Inkwell (1942).

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