Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano



lunedì 2 dicembre 2013

Intervista a Vittorio Sartarelli

Cari lettori,
eccovi l'intervista di Iannozzo Giuseppe a Vittorio Sartarelli, autore di Eventi Rimembranzee Personaggi della Memoria

1. Dunque, Vittorio Sartarelli, Eventi rimembranze e personaggi della memoria è la tua ultima fatica, racconti della giovinezza, della memoria. Quale l’impellente necessità di consegnare al lettore questi racconti memorialistici, in un momento storico che tende a seppellire il vecchio credendo che la tecnologia sarà il futuro più giusto e sicuro per l’umanità?
Personalmente, penso che faccia bene parlare del passato, quando non è utile e addirittura necessario, l’ho sempre scritto sin dalle mie prime pubblicazioni ed è un pensiero, questo, ribadito da molte persone certo molto più qualificate ed esperte di me. Non c’è futuro senza passato, tutti noi in fondo, di là del fatto fisico, biologico o intellettivo, siamo la testimonianza vivente del nostro passato, in noi c’è tutto un universo di storia, di scienza, di progresso e d’umanità acquisito attraverso i secoli se non i millenni. Certo, attualmente viviamo un periodo buio e difficile della nostra vita, ma non è solo puntando sulla tecnologia che vi potrà essere un futuro più giusto e sicuro per l’umanità, è necessario che il progresso sia accompagnato da ideali ed interessi che riguardano tutto il consesso sociale che ha bisogno di aiuto, assistenza, benessere ed amore. Soffermarsi, quindi, a ricordare com’eravamo ci aiuta a vivere nel presente e, sicuramente, ci sarà utile per il futuro. La storia, le esperienze, le eredità del passato unite alle conquiste di oggi, saranno d’incentivo alle prossime generazioni per costruire un futuro che dovrà essere, per il bene di tutti, sicuramente migliore.

2. Possiamo dire, Vittorio Sartarelli, che sei tu, soprattutto, un cronista della vita? E se sì, per quali ragioni?
Certo, anzi è così che mi piace auto definirmi, come ho avuto già modo di affermare, per me lo scrivere oltre che un piacere dello spirito è una gratificazione per l’intelletto, è come poter mettere a nudo la propria anima facendone defluire sentimenti, esperienze, ricordi che, tutto sommato, possono essere utili al lettore e, anche se nei miei racconti parlo del tempo che fu, questo non vuol dire che essi siano vecchi, stantii e inutili. Mi piace raccontare la mia vita che è piuttosto lunga, prima perché sono passati tanti anni dalla mia nascita e poi perché nel suo complesso non è stata una vita facile, con una serie numerosa, varia ed eterogenea di accadimenti che, via via, hanno accompagnato, segnato e, in fine, quasi concluso la mia esistenza. Ho detto quasi perché quest’anno ho compiuto settantasei anni, sono quindi ormai giunto all’ultimo periodo della vita, nonostante abbia ancora una discreta salute, un’energia che molti m’invidiano e una voglia infinita di vivere intensamente il tempo che mi rimane che, purtroppo, fa il suo corso e non si può fermare. Sono nato in una notte di tempesta con pioggia, vento, tuoni e fulmini da spettacolo pirotecnico, con un parto in casa, difficile che richiese l’intervento del medico, forse profetizzando, metaforicamente, quella che sarebbe stata in seguito la mia vita.

3. In alcuni tuoi racconti ritornano personaggi e situazioni che raccontasti nel tuo romanzo Una vita difficile. Ma: “Se è vero, come dicono, che la vecchiaia è l’età delle riflessioni, dei ricordi e, infine, della saggezza, Marco, che ha superato oramai i 70 anni, crede di aver recepito mentalmente che nella vita c’è un tempo per tutte le cose”. Nel racconto lungo, di mente e di cuore, “Viaggio in Italia”, Marco e Sara scoprono o riscoprono l’Italia. Chi sono oggi Marco e Sara? Com’è cambiata la loro vita? E: sono felici?
O, in qualche modo, sono almeno un po’ soddisfatti di quello che sono riusciti a donare di sé agli altri, alle persone cui vogliono bene? Anche questa volta rispondo affermativamente, certo che ho recepito mentalmente che, nella vita c’è un tempo per tutte le cose, d’altra parte mi sembra un assioma abbastanza condivisibile, c’è solo bisogno di vivere e fare esperienza. Per quanto riguarda poi Sara e Marco, nel loro viaggio in Italia hanno potuto riscoprire il loro paese con tutte le sue meravigliose bellezze naturali e artistiche ma, anche in determinate caratteristiche precipue e caratteristiche delle sue etnie nelle diverse regioni. Anche questa è stata comunque un’esperienza unica ed arricchente per le loro anime. Chi sono, oggi, Sara e Marco? E come è cambiata la loro vita? Anche lì c’è di mezzo il tempo che passa, tutto cambia nel divenire dell’esistenza delle persone, l’esperienza insegna sempre, sia essa stata positiva o negativa, si vedono le cose in modo diverso, si pensa e si ragiona con maggiore maturità. Togliendo gli acciacchi e le malattie che accompagnano spesso la vecchiaia, per fortuna non di tutti gli esseri umani e, per lo meno, non nella stessa maniera, Sara e Marco sono due coniugi felici di avere vissuto insieme, in comunione di spirito, d’intenti, di stima reciproca e di profonda umanità, soddisfatti di avere messo al mondo due figli, dei quali sono orgogliosi e che li hanno ripagati del loro affetto e della loro dedizione, regalando loro dei nipoti meravigliosi che, quotidianamente, dimostrano il loro attaccamento ed il loro amore nei confronti di questi due cari nonni del quali non sanno fare a meno.

4. La tua scrittura è, a mio avviso, anche un atto salvifico in una declinazione cristiana. Mai manca la Fede. Vittorio, qual è la differenza fra cattolicesimo e cristianesimo? Ti pongo questa domanda, perché mi par di ravvisare, forse sbagliando, che il tuo spirito sia più ispirato verso una matrice cristiana (francescana) di bontà piuttosto che verso la severità della Chiesa.
Come sempre, il tuo spirito critico ha colto nel segno, la mia Fede il Cristo è ferma, convinta e pienamente condivisa con la compagna della mia vita e non sbagli affatto nel pensare che il mio spirito sia non solo ispirato ma vicinissimo ad una matrice cristiana( francescana) di bontà e di ecumenismo. Il Cristianesimo è la religione che trae la sua origine dalla predicazione della “buona novella” (Evangelo) di Gesù Cristo che è quindi il suo fondatore, egli è anche Dio e perciò oggetto del culto cristiano. Egli è il Dio incarnato per adempiere alla sua missione di Salvatore del genere umano. Il momento più alto della vita di Cristo è quello in cui si manifesta il suo amore per tutti gli uomini accettando il volere del Padre e morire crocifisso per la redenzione di tutti gli uomini, donando ad essi la speranza della vita eterna, con la sua resurrezione. Il cattolicesimo è l’interpretazione dottrinale della religione cristiana della Chiesa cattolica, l’organizzazione temporale della chiesa cattolica romana che trova la sua espressione più rappresentativa nello Stato della Chiesa e nella città del Vaticano sede del Pontefice, organo supremo dell’organizzazione clericale della Chiesa.

5. C’è un mirabile passaggio contenuto in “L’onorevole – Storia di una raccomandazione”: “Abbiamo assistito qualche decennio addietro, al perseguimento e alla condanna dei politici indegni di questo nome. Sembra ormai un ricordo antico, anche perché è un fatto avvenuto nel secolo scorso, tuttavia, allora, con Tangentopoli si cercò di azzerare un’intera classe politica corrotta e deviata che costituiva l’ultima propaggine dell’ormai consunta prima repubblica. Oggi, non solo la musica non è cambiata, ma, forse i fenomeni negativi, che affliggevano una parte della classe politica di una volta, si sono talmente radicati nel costume contemporaneo da far ritenere normale e moralmente accettabile l’interesse privato, lo scambio, la contrattazione, la concussione, l’imposizione a volte, di determinate scelte o persone, avocando alla legittima determinazione della politica le scelte valide e prioritarie, nell’interesse del Paese e poi, se proprio si volesse insistere a criticare quest’abitudine, si riceverebbe la risposta: ‘Così fan tutti’, quindi è lecito!”. E’ la prima volta, almeno per me, che leggendo un tuo lavoro trovo evidenziata una posizione così netta e precisa, mirata a condannare l’odierno malaffare. Forte è la tua indignazione, questo è fuor di dubbio. A tuo giudizio, com’è potuto accadere che l’Italia del miracolo economico sia mutata, nel giro di pochi decenni, in una sorta di Sodoma e Gomorra?
Questa è una domanda che si saranno posti in molti, che ne è stato di una Nazione che fino a qualche anno fa era considerata fra le più potenti ed industrializzate d’Europa? Oggi viviamo in un caos, apparentemente ordinato, dove sono poche le cose che valgono e che funzionano, dove il malcostume è diventato imperante e non solo per merito della malavita organizzata ma, purtroppo, esso si esteso a macchia d’olio alla politica, alle istituzioni e alle grandi industrie. Quasi ogni giorno sale alla ribalta della cronaca un episodio di truffa, ruberia, peculato, tangenti e malversazioni diverse a danno dello Stato, di Istituzioni, di Industrie, di partiti politici, di Ospedali, di Imprese di costruzioni e, addirittura di intere amministrazioni provinciali e regionali del nostro Paese. La corruzione è diventata forse la cosa quotidiana più comune e, ormai purtroppo, di scarso interesse e attenzione come, invece, dovrebbe essere. La litigiosità politica e la lotta per il potere, non permettono né la formazione di un governo né l’attuazione di riforme, di progetti validi e la promulgazione di leggi e provvedimenti veramente utili alla collettività che invece, ha bisogno di sostegni e incentivi, nel costante divenire del mondo. Le “Istituzioni” che dovrebbero dare certezze e godere del rispetto e della fiducia dei cittadini spesso sono assenti, quando non incappano, per merito o demerito dei propri componenti, in autentici infortuni o peggio, in deprecabili scandali. Riuscirà l’Italia a risorgere da questo sfacelo e da queste rovine sociali? Questa è la domanda assillante che ciascuno degli italiani si pone!

6. Ieri si era (forse) più disposti a lavorare con serietà, a fare dei sacrifici anche, mentre oggi i giovani ignorano la Storia, le proprie radici, e sanno poco o nulla di politica. Sono i giovani degli agnelli allo sbaraglio, introdotti nella società solo perché questa li sbrani poco a poco; davanti a loro c’è nessuna prospettiva. I più tirano avanti senza porsi problemi, vivendo alla giornata nell’immobilità, giustificando questo loro atteggiamento dicendo che ‘cosi è’. In Eventi rimembranze e personaggi della memoria tu, Vittorio Sartarelli, evidenzi invece un costume diverso, quello di tanti anni addietro, di quando un giovane, seppur tra mille difficoltà, non ignorava l’intorno e le proprie radici, e proprio per questo non si arrendeva all’immobilità.
Questo è un altro problema grosso ed emergente che si è sovrapposto agli altri già esistenti, come un super infezione, e che non trova adesso una soluzione terapeutica valida e risolutiva. Qualche tempo fa ebbi ad occuparmi del problema, sempre attuale della crisi della “Famiglia” e, a ben riflettere, forse alcune delle cause di questa nuova dissennata tendenza di abulia e di disinteresse dei giovani per il loro futuro, oltre che ad una certa “moda” di emulazione favorita dalle negative circostanze sociali che affliggono il Paese, si debbono ricercare in seno alla cellula primaria della società umana. Che la prima cellula della Società sia in crisi, ormai da diverso tempo è un fatto notorio, che questa cellula non sempre adempia a quelle funzioni educative, formative e d’indirizzo verso valori etici universali con esempi comportamentali e indicazioni su ideali di una volta da raggiungere, è altrettanto cosa conosciuta. Si può disquisire sui motivi di questa discrepanze che appaiono fondamentali nella formazione del carattere e della personalità dei figli che nascono e crescono in queste famiglie nelle quali esiste un deficit più o meno grave di educazione, di moralità, di cultura, di socialità, di costume. Ma, questo non cambia la realtà delle cose. E’ chiaro che da queste famiglie, con buona probabilità e in quantità statisticamente prevedibile, usciranno i nuovi “derelitti” della società.

7. I tuoi racconti sono pregni di un sentimento nobile quanto raro oggi come oggi: l’amicizia che si eterna attraverso la memoria che tu conservi nello scrigno della tua anima. Ma oggi esiste ancora l’amicizia, od invece esiste sol più una amicizia interessata e prezzolata?
Personalmente, ho avuto nella vita un’esperienza negativa del concetto di amicizia, dapprima constatata nei confronti di mio padre che, pur vantando e credendo di avere degli amici sinceri, aveva invece gente che gli stava attorno per interesse e per calcolo opportunistico. Successivamente anch’io ho subito una forte delusione sull’amicizia. Questi fatti ed altri che ho potuto e purtroppo dovuto constatare nel corso della mia esistenza, non hanno fatto altro che rafforzare il concetto di amicizia che già si era incrinato e consolidato nella mia mente. Trovare un amico si dice è come trovare un tesoro e questo è un fatto molto difficile se non impossibile, quindi di conseguenza conviene fare molta attenzione alle proprie relazioni sociali.

8. Posso chiederti perché hai scelto un servizio di self-publishing, anziché affidarti, come in passato, a un editore? Sto azzardando, ma credo che tu, oggi come oggi, non creda più tanto nella genuinità di alcuni personaggi che, ahinoi, hanno ridotto il mondo editoriale a un mero business.
A questa domanda credo di avere già risposto nella mia precedente intervista, tuttavia mi ripeto volentieri anche perché ho potuto constatare nel corso della mia attività letteraria che non sono l’unico ad essere stato ingannato dall’editoria a pagamento ma, molti altri come me che, all’inizio per inesperienza, siamo caduti nella trappola. Sono 13 anni che scrivo e pubblico i miei libri, sempre tutti a mie spese, sono riuscito a ottenere una discreta visibilità in campo nazionale ed una notevole “messe” di premi e apprezzamenti letterari ma, dal punto di vista dei diritti d’autore non ho mai visto un euro. Inoltre i miei libri continuano ad essere venduti nelle librerie online per conto degli editori che li hanno pubblicati ed io non posso sapere ne controllare lo stato delle vendite con il risultato che il business è stato loro e non mio. Ho deciso, quindi, di scegliere il nuovo servizio del self-publishing perché in questo modo, con un regolare contratto, non cedo il mio diritto d’autore, il così detto “copyright”, oltre all’edizione cartacea posso ottenere anche un ebook del mio libro e riceverò per l’edizione cartacea il 20% del prezzo di copertina e per l’ebook l’80% del prezzo di vendita mediante un account personale nel quale posso verificare l’andamento delle vendita presso le varie librerie online e, inoltre, se non mi sta bene, dopo un anno posso rescindere il contratto in qualunque momento, togliendo a chi ha stampato il libro ogni diritto alla vendita.

9. A chi consiglieresti di leggere Eventi rimembranze e personaggi della memoria, e, soprattutto, perché?
In questi 13 anni di attività letteraria artigianale e privatistica, ho sempre riscosso il consenso dei lettori e della critica con numerose affermazioni facilmente riscontrabili su Internet. Da quest’ultimo mio lavoro mi attendo altri consensi e forse, dopo 13 anni, un’affermazione più diretta e condivisa dai lettori e dalla critica. Mi pare utile segnalare che il mio libro ha già riscosso alcune recensioni da parte di critici letterari e persone di cultura, molto positive. Il mio stile è stato definito semplice e senza fronzoli, ma diretto ed essenziale con la caratteristica di un verismo autentico. A chi consiglierei di leggere il libro? A chi ha già una famiglia ma anche a quei giovani che intendono seriamente crearsene una. Perché i miei scritti sono sempre un inno alla vita e ai valori fondanti e fondamentali di essa con in testa la famiglia, alla quale ridare forza e credibilità alla sua concezione di come era prima, fino a sessanta anni fa, avere fede in Dio e vivere la propria vita nel lavoro e nell’onestà, senza accettare compromessi, costi quel che costi e andare avanti diritto per la propria strada, con i propri principi e le proprie capacità, avendo rispetto per gli altri ma, esigendone anche per se stesso!

10. Vittorio Sartarelli, non mi dire che non hai progetti per il futuro perché stenterei a crederti. Eventi rimembranze e personaggi della memoria è ancora fresco di stampa e deve, giustamente, maturare, entrare nei cuori dei lettori. I tuoi lavori, ben lo sappiamo, sono stati più volte ristampati, non nutro quindi dubbio che chi ieri ti ha amato continuerà a farlo oggi.
Forse un progetto ancora ce l’ho è un libro che racconta la mia avventura di vita come impiegato di banca :“Trentacinque anni da bancario”. Forse un giorno pubblicherò anche questo chissà se qualche editore fosse interessato? Speriamo nella Provvidenza!

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