Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano





giovedì 5 dicembre 2013

News: I nuovi titoli della Polillo editore per Natale!


Cari amici,
come ogni anno, anche per questo Natale la Polillo editore ci tiene buona compagnia, deliziandoci con dei gialli classici da regalare e regalarci, e un titolo assolutamente in tema, come IL CANTO DI NATALE di Cliffors Witting.
Da non perdere, per nessun motivo!

Jefferson Farjeon
GLI OMICIDI DELLA “Z”
“I bassotti” n. 139
Pagine: 288
Prezzo: € 15,40
ISBN: 978-88-8154-452-3
Traduzione di Bruno Amato
Nelle librerie da giovedì 28 novembre 2013

IL LIBRO: 
Quando il giovane Richard Temperley arriva alla stazione londinese di Euston, dopo un lungo viaggio in treno, sono le cinque del mattino. Che fare? Un facchino gli consiglia l’albergo al di là della strada. Prendere una camera non ha senso, ma un paio d’ore di sonno nel fumoir non sono una cattiva idea. Raggiunto l’hotel, Temperley si accorge, compiaciuto, che una giovane e bellissima donna si accinge anche lei a riposare nella stanza, ma non fa in tempo a sistemare il bagaglio che vede la ragazza allontanarsi in gran fretta. Si guarda intorno e scopre che anche il suo vicino di treno, una sgradevole persona che ha russato tutto il tempo, ha trovato posto nella stanza. Dorme già, a quanto pare. E invece… no, non dorme, è morto. L’ispettore James, accorso poco dopo, sembra non nutrire dubbi sull’innocenza di Temperley, mentre si dimostra particolarmente interessato al comportamento della ragazza. Perché è fuggita? C’è qualcosa che possa mettere la polizia sulle sue tracce? Be’, in effetti Richard qualcosa ha trovato e l’ha istintivamente tenuto nascosto. Ma ecco che l’attenzione dell’ispettore viene attratta da uno strano oggetto appoggiato alla finestra vicino al morto, una “Z” di metallo rosso. Che significato ha quel simbolo? Lo sapremo solo dopo un lungo viaggio, costellato purtroppo d’innumerevoli altre Z.

L’AUTORE:
[Joseph] Jefferson Farjeon (1883-1955) nacque a Londra in una famiglia di artisti. Il padre era un noto romanziere e commediografo, il nonno materno un famoso attore americano e i tre fratelli si sarebbero ben presto affermati nel campo della letteratura per bambini, del teatro e della musica. Dopo aver lavorato per una decina d’anni per una casa editrice specializzata in riviste umoristiche, nel 1924 Farjeon pubblicò il suo primo mystery, The Master of Criminal, dopodiché si dedicò a tempo pieno alla scrittura. Autore estremamente prolifico, in una trentina d’anni scrisse circa ottanta romanzi, in prevalenza gialli, un’incredibile quantità di racconti, nonché alcune sceneggiature cinematografiche tra cui quella per Number Seventeen – un film diretto da Alfred Hitchcock nel 1932 – che si basava su una pièce da lui scritta nel 1926. Elogiato dalla critica per la sua capacità di ideare trame ingegnose e personaggi intriganti e per il suo stile pulito e scorrevole, Jefferson Farjeon fu uno degli scrittori preferiti da Dorothy L. Sayers. Tra i titoli più noti ricordiamo The “Z” Murders (1932, Gli omicidi della “Z”), The Fancy Dress Ball (1934), Mystery in White (1937, Sotto la neve – I bassotti n. 61), Seven Dead (1939, La casa dei sette cadaveri – I bassotti n. 101) e Death in the Inkwell (1942).

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Autori Vari
DELITTI & CASTIGHI
“I bassotti” n. 140
Pagine: 304
Prezzo: € 15,90
ISBN: 978-88-8154-450-9
Nelle librerie da giovedì 5 dicembre 2013

IL LIBRO:
“Chi la fa l’aspetti” potrebbe essere il titolo di questa raccolta di racconti gialli dell’età d’oro. Perché chi si dispone a commettere un crimine – qualunque sia il movente – sa che la polizia indagherà, ma forse non sa che la colpa si sconta, in un modo o nell’altro. E non importa con quanta cura ci si è preparati per evitare qualsiasi errore o inconveniente: nel momento fatidico, o dopo, qualcosa può sempre andare per il verso sbagliato. A ogni “delitto” – almeno così vorrebbe la morale – corrisponde un “castigo”. Ma quale? La cattura, con la conseguente condanna alla prigione o, peggio, alla pena di morte. O l’impossibilità di godere dei frutti del proprio gesto criminale. O magari può pensarci la cattiva co¬scienza… Ma è inutile anticipare al lettore l’elenco di questi castighi, basterà che si tenga bene a mente che il tempo non perdona e, soprattutto, ha una memoria lunga, molto lunga. E ancora che il destino, beffardo come non mai, è sempre in agguato e pronto a colpire: in cielo, su un albero, in cucina, in banca, in un’aula di giustizia… persino in bagno. E sotto le forme più strane. Come un fiammifero spento, per esempio.

Gli autori e i racconti contenuti nell’antologia:
Michael Arlen, Un uomo di nome Falcon (1940, Gay Falcon)
Nicholas Blake, Un tiro azzardato (1944, The Long Shot o It Fell to Earth)
Hylton Cleaver, Copia dell’originale (193?, Copy of the Original)
Lillian Day & Norbert Lederer, Pari e patta (1946, Dead Heat)
Leslie Ford, Assassinio alla Corte Suprema (1935, The Supreme Court Murder o The Clock Strikes Twelve)
John D. Hess, Le banche non sbagliano mai (1952, The Wicked Scheme of Jebal Deeks o Banks Are Never Wrong)
W. W. Jacobs, L’attesa (1925, The Interruption)
Milward Kennedy, Morte in cucina (1930, Death in the Kitchen)
Helen McCloy, Un passato pieno di ombre (1950, The Outer Darkness)
Edgar Wallace, Il rubacuori (1930, The Chobham Affair)

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Clifford Witting
IL CANTO DI NATALE
“I bassotti” n. 141
Pagine: 304
Prezzo: € 15,90
ISBN: 978-88-8154-455-4
Traduzione di Sara Caraffini
Nelle librerie da giovedì 5 dicembre 2013

IL LIBRO: 
A Paulsfield, nel sud dell’Inghilterra, la domenica prima di Natale è in corso la tradizionale questua a beneficio di un ospedale del luogo. Mentre un gruppo di cantori si sposta da un angolo all’altro della cittadina intonando carole natalizie, due volontari passano di porta in porta a raccogliere qualche penny o, nei casi migliori, un paio di sterline. Tutto sembra filare liscio come al solito, sennonché, al termine della serata, uno dei due risulta scomparso insieme alla sua cassetta per le offerte. Thomas Vavasour – questo il suo nome – fa il commesso viaggiatore e potrebbe essere partito con grande urgenza per questioni di lavoro. L’uomo, però, non possiede un’automobile, e il personale della stazione non lo ha visto salire su un treno quella sera. Perfino sua moglie pare essere all’oscuro dei motivi della sua partenza. Due giorni dopo la cassetta ricompare, vuota, in un parco della cittadina, ma di Vavasour non si hanno ancora notizie, salvo un biglietto ricevuto dalla moglie in cui lui le assicura che sarà di ritorno per Natale. E invece Vavasour non rincaserà mai più… Dopo Ipotesi per un delitto (I bassotti n. 67), un nuovo, intrigante caso per l’ispettore Charlton in un mystery del 1939 che viene pubblicato in Italia per la prima volta.

L’AUTORE:
Clifford Witting (1907-1968) nacque a Londra, nel distretto di Lewisham. Terminati gli studi all’Eltham College, s’impiegò presso la Lloyd Bank dove rimase per quasi vent’anni fino al 1942. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nei Royal Artillery and Ordinance Corps da dove si congedò con il grado di maresciallo. Il suo primo mystery, Murder in Blue, fu pubblicato nel 1937 e fu seguito da altri quindici romanzi, quasi tutti con l’ispettore Charlton nei panni del protagonista. Direttore onorario dal 1947 dell’Old Elthamian, il giornale del suo vecchio college, nel 1958 Witting venne accolto tra i membri del prestigioso Detection Club di Londra. Molto stimato da alcuni critici, tra i quali spiccano gli americani Jacques Barzun e Wendell Hertig Taylor, l’autore è morto nel 1968.

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Ross Macdonald
IL BRIVIDO BLU
“I Mastini” n. 17
Pagine: 336
Prezzo: € 15,90
ISBN: 978-88-8154-445-5
Traduzione di Lidia Ballanti
Nelle librerie da giovedì 28 novembre 2013

IL LIBRO: 
In apparenza, il compito affidato al detective privato Lew Archer dai coniugi Biemeyer non è tra i più difficili della sua lunga carriera: ritrovare un quadro raffigurante una giovane donna che è stato rubato dalla loro casa. Il dipinto è attribuito a Richard Chantry, un famoso pittore svanito nel nulla (forse morto) venticinque anni prima, dopo aver scritto una lettera di addio alla moglie. Il principale sospettato è un amico della giovane figlia dei Biemeyer, uno studente universitario di nome Fred che lavora al museo d’arte e ha sempre mostrato un enorme interesse per le opere di quel pittore. Archer si mette al lavoro, interroga la moglie di Chantry, rintraccia Fred, cerca di entrare in contatto con il mercante d’arte che ha venduto il quadro ai Biemeyer, ma si trova davanti a un muro di diffidenza, spesso di aperta ostilità. è come se, a distanza di tanti anni, il fantasma di quell’artista infestasse la vita di quanti l’avevano conosciuto. Poi un giorno… «Ti riconosco Chantry, maledetto bastardo», urla ad Archer, poco prima di morire, un uomo coperto di sangue che il detective ha trovato riverso sul ciglio di una strada. Chi è la vittima e chi il suo assassino? E perché ancora quel nome, “Chantry”, che ritorna dal passato per ossessionare il presente?

L’AUTORE:
Ross Macdonald (1915-1983), pseudonimo di Kenneth Millar, nacque a Los Gatos, in California, ma crebbe in Canada. Dopo la laurea e il servizio in marina durante la guerra, nel 1944 esordì nella narrativa gialla con The Dark Tunnel (Il tunnel), il primo di quattro romanzi firmati col suo vero nome. Quando si rese conto che i suoi libri potevano essere confusi con quelli della moglie Margaret Millar, a sua volta giallista in ascesa, prese uno pseudonimo. Nel quinto mystery, The Moving Target (Bersaglio mobile), introdusse il detective Lew Archer che, tranne in due casi, comparirà in tutto il resto della sua produzione e sarà impersonato sullo schermo da Paul Newman in Detective’s Story e in Detective Harper: acqua alla gola. Oltre a The Galton Case (1959, Il ragazzo senza storia – I Mastini n. 13), i suoi romanzi più celebri sono The Drowning Pool (1950, Il vortice), The Chill (1964, Il delitto non invecchia), The Far Side of the Dollar (1964, Il passato si sconta sempre – I Mastini n. 4), vincitore del premio della Crime Writers’ Association per il miglior libro, e The Blue Hammer (1976, Il brivido blu). Pur richiamandosi alla lezione di Chandler e Hammett, i due grandi maestri dell’hardboiled, Macdonald è considerato su-pe¬riore a entrambi da una parte della critica per aver dato al romanzo poliziesco, come scrisse lui stesso, “una serietà e una complessità di stile e di trama che in passato non aveva”.

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