Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano




domenica 10 gennaio 2010

Intervista a Carlo A. Martigli



Carissimi amici, oggi "Il Giallista" intervisterà per voi Carlo A. Martigli, autore di "999 L'ultimo Custode"edito da Castelvecchi.

Innanzitutto grazie per la sua disponibilità e iniziamo con la prima domanda: Cosa significa scrivere per Carlo A. Martigli?

Alla fine delle mie conferenze ripeto sempre che leggere rende liberi.
Da liberi si possono fare tutte le scelte possibili. E non intendo quelle che io considero giuste, sarebbe come dire che il bene ha una sola direzione, ma qualunque scelta è giusta purché sia consapevole. Per quanto mi riguarda oltre al fatto che leggere mi rende libero, so che scrivere mi rende felice, da sempre. Così, semplicemente felice.


Quando ha capito che la scrittura sarebbe divenatato il suo lavoro?

Quando avevo 19 anni andavo al Tirreno di Livorno e il mio lavoro - non pagato all'epoca, si trattava di "apprendistato" - era quello di trasformare i comunicati Ansa e Reuter in articoli. All'epoca pensavo già che scrivere sarebbe stato il mio lavoro. Purtroppo vicende familiari mi costrinsero a trovarmi immediatamente un lavoro che mi desse da vivere. Ma qualche anno fa, voltandomi indietro, mi resi conto che il mio lavoro da dirigente non mi aveva dato nulla, se non la sicurezza economica. E quindi ho deciso con tanta paura e un pizzico di coraggio, che nella seconda parte della mia vita avrei provato a fare, in modo professionale, ciò che la vita stessa mi aveva impedito di fare nella prima parte. E ho capito di avere fatto la scelta giusta non sull'onda del successo, ma perché da quel giorno in cui presi la decisione di gettare a mare tutte le sicurezze, ho iniziato a dormire di notte.

A quale, tra i libri che ha scritto, è pìù legato, e perchè?

Sono due i libri cui sono maggiormente legato. Il primo, in ordine di tempo, è "Duelli, Castelli e Gemelli" (Giunti) un libro di due favole scrite in rima, in endecasillabi, scritto inizialmente per mia figlia Sofia che rideva e rideva quando le parlavo in rima. Ha avuto un grande successo, è stato accolto in molte scuole elementari e due anni fa è stato rieditato. Il secondo è 999 L'ULTIMO CUSTODE. Non tanto per lo straordinario successo che ha avuto e sta avendo, anche all'estero, dove è stato acquistato, al momento da dodici paesi, tra cui Francia, Spagna, Germania Russia e altri ancora. Quanto perché è il libro nel quale le idee rivoluzionarie di Giovanni Pico della Mirandola, si sono sposate meravigliosamente con le mie, e con i miei studi. Mistero, thriller, religione, ironia e amore si sono fusi insieme per dare vita a una storia meravigliosa. E ovviamente mi ha fatto estremo piacere che questa storia sia stata accolta così bene da un pubblico quanto mai eterogeneo, da ragazzi di 18 anni come da studiosi, da moltissime donne e dai tanti appassionati di storia e di mistero.

Quando inizia un nuovo libro ha un rituale o abitudini particolari?

L'idea base è per me come un'impasto di argilla. Non scrivo nulla e nella mente io impasto questa argilla in molti modi. La disfo e la rifaccio per mesi a volte, fino a che non mi appare la forma base che contiene quella che sarà quella definitiva. In realtà ciò che costruisco è sempre un albero a forma di quercia. Tengo bene presente il tronco, poi inizio a lavorare i rami più grandi e da questi quelli più piccoli fino alle foglie, fino a che il tutto, fronde comprese non appaia come un insieme armonico. Una fatica enorme, ma splendida, e che ti dà la voglia di svegliarti ogni mattina con l'impulso di scrivere e che ti fa addormentare la sera nell'immaginare le scene e le situazioni che andrò a sviluppare.

Come è nato "999 l'ultimo custode"?

999 L'ultimo Custode nasce da una strada laterale del mio percorso di conoscenza. Io dico, scherzando ma seriamente, che vado là dove mi porta la conoscenza. Durante alcuni studi sulla cabbalà, sono andato a leggermi le conclusioni cabbalistiche di Giovanni Pico della Mirandola, e da lì ho trovato delle straordinarie affinità elettive tra quello scritto e alcune personali riflessioni. Il suo genio per me è superiore a quello di leonardo da Vinci, potrei dire che è possibile paragonare Pico alla Grecia (il pensiero) e leonardo a Roma (l'azione). D'altra parte il periodo che va dall'umanesimo al rinascimento è come la luce della conoscenza che avanza dopo le tenebre del medioevo, anche se questo è stato necessario per preparare quella grande rivoluzione della mente. Come la neve che d'inverno ricopre i campi e li tiene al caldo in attesa che i semi si sviluppino nella primavera. Così ho visto nel momento storico pieno di intrighi, tradimenti e caos e nella grandiosità di Pico la possibilità di un creare un potente affresco, che unisce però alla trama "thriller" un rigoroso contesto storico.

Grazie per la collaborazione e buon lavoro!

1 commento:

  1. Carlo A. Martigli è uno dei pochi scrittori italiani versatili, che riesce a scrivere egregiamente da racconti per bambini a fantasy, da economia a romanzi storici. Quando ho letto 999 è stata per me una scoperta. Ho finalmente trovato uno scrittore italiano che fa vedere le scene, oltre che raccontarle. Ho letto man mano tutto ciò che ha scritto (compreso il fantasy "Thule").Devo ammettere: strepitoso! A mio avviso, è il maggior esponente della letteratura italiana contemporanea. QVQP. Margherita.

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