Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano




sabato 29 maggio 2010

Intervista a Marco Tiano a cura di Elena Pirelli


Intervista a cura di Elena Pirelli

Ciao Marco, e grazie per aver accettato la mia intervista. Cominciamo subito con le domande. Quando hai iniziato a scrivere e perché? Hai frequentato corsi di scrittura?

Ho iniziato a scrivere per caso. Non ho mai pensato di scrivere romanzi e, sinceramente, non credevo di averne la pazienza. No, non ho frequentato corsi di scrittura perché, come ho scritto sopra, non era nei miei pensieri dedicarmi alla scrittura. Sono sempre stato un bambino ed un ragazzo creativo. All’età di cinque/sei anni dipingevo già e mi piaceva costruire alcuni oggetti di legno. La scrittura è arrivata all’improvviso e mi ha “stregato”. Sin da piccolo ho amato leggere, ma cimentarmi nella stesura di un libro è stata una sorpresa ed una rivelazione.

Come è nata la passione per i gialli?

La passione mi è stata tramandata da mia madre. Lei è da sempre una divoratrice di gialli, mi ha cresciuto con il “Tenente Colombo”, “Jessica Fletcher” e tutti i film di Hitchcock e Agatha Christie. La “dipendenza” dai gialli però è iniziata come una favola. Da piccolo a casa avevamo un volume di “la morte nel villaggio” di Agatha Christie che non avevo mai letto. Un giorno, d’estate, ho preso il libro ed ho iniziato a leggerlo. L’ho finito praticamente nella stessa giornata e da allora ho continuato a leggere tutti i romanzi della Christie, fino a completare la sua intera produzione letteraria. Non per niente la cara “Zia Agatha” è la mia autrice preferita.

Cosa ne pensi del giallo classico, dato che è il genere in cui ti cimenti? Perché lo preferisci agli altri?

Beh, i motivi per il quale prediligo il giallo classico sono molteplici. Primo fra tutti è che il giallo classico è un gioco. Una sfida tra il lettore e il protagonista della storia. lo scrittore fornisce tutti gli elementi necessari a risolvere il caso e sarà poi il lettore più smaliziato a riuscire a interpretarli e soprattutto ad identificarli. Il ruolo dello scrittore, in questo caso, è quello di riuscire a mascherare i veri indizi, sempre nel massimo rispetto del lettore. Chi legge la storia non deve arrivare alla soluzione del caso e accorgersi che lo scrittore ha barato. Gli elementi per risolvere l’indagine devono esserci tutti e soprattutto il lettore deve poter tornare indietro nelle pagine e trovarli. Il mio intento è di far dire al lettore “Caspita! L’indizio era scritto ma non me ne sono accorto. Mi è passato proprio sotto il naso”. Purtroppo, a mio parere, oggi siamo abituati ad assistere a molta violenza, sia nei film che soprattutto nella vita reale che supera di gran lunga la fantasia. Ai telegiornali le notizie di cronaca sono sconvolgenti e non mi sembra il caso di scrivere di serial killer nella società malata in cui viviamo. Il romanzo deve essere una lettura per evadere dalla realtà. Deve essere un modo per immergersi alcune ore in un mondo alternativo e più “pulito”. Nel giallo naturalmente c’è il delitto, ma in questo caso, è un elemento che passa quasi in secondo piano. Come scrisse Van Dine nelle “dieci regole per scrivere romanzi gialli” il delitto nel giallo deve esserci, ma solo perché è l’unico espediente che giustifichi la lettura di un’indagine. Sarebbe quasi banale leggere due/trecento pagine solo per un furto o una truffa. Il delitto è l’unico reato che motivi un racconto. La parte fondamentale, infatti, rimane l’indagine e la soluzione finale (parte alla quale dedico più tempo).

Come è nata l’idea di scrivere il fortunatissimo “Uno di troppo”?

L’idea è nata dopo un viaggio e la reale visita ad un castello medievale. Ero già un accanito divoratore di gialli, ed essermi trovato in un maniero, durante una visita, in compagnia di persone sconosciute e la compagnia di un temporale per me è stato decisivo. Mi sono sentito il personaggio di un film di Agatha Christie e, quando sono tornato a casa, non ho potuto fare al meno di raccontare per iscritto le mie emozioni, sotto forma di un romanzo. Ho iniziato per gioco, non pensando di riuscire a finire il libro. Scrivendo, scrivendo, però, ho notato che mi piaceva e che non riuscivo a smettere, le idee mi affioravano l’una dopo l’altra.

Come nasce l’idea per un libro?

Nel mio caso, come ho raccontato per “Uno di troppo”, tramite le esperienza personali. L’idea per un libro (o anche per un indizio, un particolare) nasce all’improvviso. Capita di guardare una mamma con il passeggino e immagini che dentro c’è un fantoccio e che sotto la copertina che copre il bambino sia nascosta la refurtiva o l’arma di un delitto. Gli spunti per una storia sono nascosti nella quotidianità, arrivano per caso e non tardo ad appuntarli all’istante. Quando scrivo un libro la mia scrivania è ricoperta di tanti pezzetti di carta con appunti scritti sopra. Tovagliolini da bar, post-it, pagine di giornale, di tutto di più. Sono scritti che conservo gelosamente e che rileggo anche a distanza di tempo. Non è detto che li usi tutti, però per la maggior parte sì. La vita quotidiana è una miriade di buone storie non raccontate!

Perché hai scelto di usare personaggi inglesi, ma di ambientare la storia in Italia, a Firenze?

La scelta di Firenze è stata facile, è la mia città italiana preferita dopo la mia adorata Siracusa. Se dovessi trasferirmi, è l’unica città nella quale lo farei con piacere. Per la scelta dei personaggi inglesi, invece, la colpa è della Christie! I suoi romanzi, le atmosfere e l’humor inglese sono stati decisivi. Trovo che le personalità anglosassoni sono inscindibili dal buon giallo classico. Dato che gli inglesi sono i fondatori del genere, scrivere, o leggere, un mistery classico al di fuori del loro ambiente sarebbe come tentare di mangiare una buona pizza italiana in America! Non dico che non ci sono buoni romanzi gialli ambientati in Italia, con personaggi italiani, ma il fascino del buon romanzo dell’età d’oro del giallo è impagabile. A quel punto non parleremmo più un giallo classico inglese, ed invece il mio intento è proprio far rivivere e tramandare questo meraviglioso e appassionante genere letterario che ha estimatori in tutto il mondo.

“Uno di troppo” ti ha dato delle belle soddisfazioni, te lo aspettavi?

Sinceramente no. Tutto mi ha travolto all’improvviso e per me è stata, ed è ancora, una grande gioia. “Uno di troppo” è arrivato da poco alla decima ristampa ed è uno dei libri più venduti dell’editore e, a questo proposito, ringrazio i miei lettori che hanno permesso tutto questo.

Qualche anticipazione?

Posso anticiparti che ho terminato di scrivere il mio secondo romanzo, ancora una volta un giallo classico inglese, ed è in cantiere il terzo. Naturalmente, le idee sono tante e, se avessi tempo, avrei sicuramente scritto almeno sette/otto romanzi.

Grazie Elena!

2 commenti:

  1. Bella intervista!
    Comprerò sicuramente il libro... sono una divoratrice di gialli!
    Very

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  2. Ho comprato il tuo romanzo, inizierò a leggerlo a giorni e poi ti farò sapere.
    Ciao, ciao

    Giulia S.

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