Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano




martedì 17 agosto 2010

Recensione: Caffè al veleno al Piccadilly


Ancora una volta la Polillo editore ha centro, ed ha saputo (restando in tema) fiutare un ottimo giallo. Mi riferisco a "Caffè al veleno al Piccadilly" di Anthony Berkeley.
Come da tradizione dell'autore, questo giallo è un caso complicato e soprattutto originale.
Come capita quando si legge Berkeley, siamo di fronte ad un intreccio di alta qualità, ricco di misteri e false piste.
La storia, ambientata a Londra, ha inizio nella sala da tè del prestigioso Piccadilly Palace Hotel, dove il protagonista, il buffo, impacciato e timido Ambrose Chitterwick crede di assistere all'omicidio di un'anziana signora, tramite l'avvelenamento del suo tè da parte di un giovanotto seduto al suo tavolo.
Tutto si svolge sotto i suoi occhi, con estrema semplicità e disinvoltura. Chitterwick è certo di ciò che ha visto. Il colpevole non ha scampo!
Ma è davvero così? Ciò che è apparso dinanzi ai suoi occhi corrisponde alla realtà?
Sono queste le domande alla quale dovrà dare una risposta, e lo farà grazie alla moglie del principale sospettato e a un intuito senza paragoni. Sarà allora che, tra false piste e apparenze da smascherare, Chitterwick gingerà ad un finale insospettabile e imprevedibile.
Di Berkeley è doveroso citare "Lo strano caso dei cioccolattini avvelenati" (I Bassotti n.5) suo capolavoro e pietra miliare della letteratura poliziesca, pubblicato per la prima volta nel 1929, e ammirato soprattutto per l'originalità dell'intreccio e il finale sbalorditivo.
"Caffè al veleno al Piccadilly" è un giallo eccellente, una lettura veloce e piacevole, che non può mancare nella biblioteca dell'appassionato di mistery inglesi, ma neppure in quella del buon lettore.
Buona caccia agli indizi!

Marco Tiano

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