Il Giallista

Interviste, recensioni e news dal mondo del giallo... e non solo. A cura di Marco Tiano




martedì 2 febbraio 2010

Intervista a Paolo Grugni



Casissimi amici, lettori e scrittori, oggi intervistiamo Paolo Grugni, critico letterario, musicale, giornalista e autore del celebre romanzo "Let it be", edito da Alacran editore e presente anche nella famigerata collana Gialli Mondadori.

Caro Paolo, iniziamo con una domanda che è ormai una tradizione de “Il Giallista”: Cosa significa per te scrivere?

Significa vivere. Significa pensare. Significa lottare. Significa “militanza linguistica”. Senza la scrittura non sopravvivrei una settimana.

Ti sei cimentato in diversi generi letterari ed hai scritto numerosi romanzi, a quale di questi sei più legato e perché?

A tutti, per diversi motivi. A “Let it be” perché mi ha permesso di esordire. A “mondoserpente” perché ho rotto con le convenzioni letterarie. Ad “Aiutami” perché ho contribuito a un impegno per me primario, la difesa dei diritti degli animali. A “Italian Sharia” perché è il più bel romanzo uscito da molti, troppi, anni in Italia.

Caro Paolo, sei un animalista, ambientalista, giornalista, critico letterario e musicale, quanto c’è di tutto questo nei tuoi libri?

C’è molto e di tutto. In particolare l’amore per gli animali e per la musica non mancano mai. Quest’ultima cosa la si può capire già dal titolo di “Let it be”.

"Let it be" è il tuo primo libro, come è nato?

E’ nato quando ho deciso di cambiare vita e ho sostituire la mia professione di autore tv con quella di scrittore. E’ stata dura perché mi sono chiuso in casa per un anno, lavorando anche quattordici ore al giorno, non sapendo assolutamente se ce l’avrei fatta a pubblicare. Poi è andata, ma la strada non è stata assolutamente in discesa, anzi. Ogni volta, il mio editor di turno si è spaventato di fronte a quello che scrivevo.

Il giallo ha molte sfumature, a quale di queste ti senti più vicino o preferisci?

Sicuramente il noir, soprattutto se scava nel pozzo nero della nostra società. Un pozzo che sembra davvero senza fondo. Un noir politico e sociale, che deve far male a chi lo legge e che provochi una presa di coscienza.

"Italian Sharia" è il tuo ultimo lavoro. Quanto tempo gli hai dedicato e che messaggio vuoi lanciare?

“Italian Sharia” nasce dall’idea di scrivere un romanzo sull’omicidio di Hina Saleem, uccisa a Sarezzo, in provincia di Brescia, nell’agosto del 2006. E, allo stesso tempo, di scrivere un romanzo sulla condizione degli immigrati in Italia. Durante il processo di documentazione, durato circa due anni, ho scoperto che altre ragazze sono state ricondotte nei loro paesi d’origine per subire la stessa condanna a morte. La cosa era parzialmente nota perché già si sapeva che molte ragazze, in tutta Europa come negli Stati Uniti, erano stata riportate in patria a forza o con l’inganno per essere costrette a dei matrimoni combinati cui si opponevano. Non era noto che questo rimpatrio forzato abbia avuto in alcuni casi come conseguenza la morte. Ho ricostruito la vicenda a Prato, città a pochi chilometri da Firenze, per diversi motivi. E’ una città della stessa grandezza di Brescia, circa 200mila abitanti, è una città che situata in centro Italia, per cui simbolico crocevia dei viaggi degli immigrati, e infine è una città in grave sofferenza a causa della massiccia immigrazione cinese. E a Prato ho immaginato che venisse uccisa dal padre una ragazza marocchina perché anche lei ritenuta non una buona musulmana. Romanzo tragicamente profetico perché, pochi mesi fa e precisamente nel settembre 2009 a Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone, è stato uccisa dal padre Saana Dafani, una ragazza marocchina per il solito motivo: non era una buona musulmana e aveva come Hina una relazione sentimentale con un ragazzo italiano. Ma il testo è stato profetico anche sotto un altro aspetto. Il romanzo si apre infatti con la morte di Michael Jackson (e qui torna ancora una volta la musica): avevo visto delle sue foto in carrozzella e ho immaginato che la sua fine fosse prossima. Mi spiace, ma tanto, non essermi sbagliato. Per chiudere con l’aspetto politico, preciso che il romanzo si pone due obiettivi: la difesa dei diritti delle donne e la riaffermazione della laicità dello stato su qualsiasi religione.

Grazie per la tua disponibilità, Paolo, e a presto!

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